LIGHT(EN)ING BICOCCA

tratto da:
3dC building, progetto di un edificio per uffici eco-compatibile nell’area grande Bicocca a Milano, concorso indetto da Pirelli Re, 2007
Light(en)ing Bicocca: un sistema di segnali deboli si sovrappone al sistema forte dei grandi recinti e delle compatte masse edilizie, consegnando al quartiere luoghi di relazione nuovi e nascosti
3dc building accoglie i globuli di questa strategia di coagulazione sociale.
Piccole unità mutevoli e flessibili destinate all'intrattenimento, alla cultura, alla sosta ricampionano la distanza tra le emergenze introducendo i valori di diversità e permeabilità.



La riconversione in atto del comparto industriale a nord est di Milano ha garantito sull’area la presenza di funzioni qualificanti, quali il Polo Universitario, il terziario avanzato, la ricerca, il polo culturale Hangar Bicocca.
L’area di intervento appartiene a questo complesso sistema territoriale ed è collocata ai limiti dell’area Ansaldo, insediamento baricentrico rispetto all’area Bicocca e all’area Breda.
Le trasformazioni future prevedono la creazione di servizi e funzioni commerciali nell’area Breda ed una pluralità di funzioni - industriale, artigianale, opere di interesse pubblico – nell’area Ansaldo.
L’edificio di progetto sarà dunque inserito in una fitta rete di relazioni con numerose eccellenze urbane.
La fase di progettazione dell’edificio 3dC è stata preceduta da una riflessione più ampia, allargata all’intero comparto in fase di riconversione.
La riqualificazione di questo complesso sistema industriale ricalca quello che era l’originario impianto degli insediamenti produttivi, generando spazi pubblici e compatte masse edilizie di grandi dimensioni, ad una scala in cui l’individuo spesso stenta a riconoscersi.
3dC interpreta una strategia che può essere estesa oltre l’area definita d’intervento, sovrapponendo al forte impianto industriale un sistema debole di presenze alla scala dell’uomo, in grado di orientarne i passi, di suggerire direzioni alternative a quelle imposte dai grandi recinti, alla ricerca di angoli e situazioni anche minime ma accoglienti.
Come un sottile filo rosso, i cui nodi siano chiaramente identificabili, queste piccole unità destinate all’intrattenimento, alla cultura, alla sosta, ad attività commerciali possono interagire con gli edifici, interrompere il vuoto eccessivo degli spazi aperti o colmare interstizi.
In questa direzione agiscono, nell’edificio 3dC, alcuni ambienti aperti alla città e non specificatamente richiesti dal programma : il bar, il campo da gioco, lo spazio espositivo nella hall di ingresso, la pista per i 100 metri di corsa parallela al fronte sud.
L’area di progetto, nelle sue dimensioni obbligate, suggerisce la ricostruzione di un lungo margine continuo che è stato, in parte, negato attraverso il progetto dell’architettura.
Tale negazione ha prodotto un organismo “non introverso”, in grado di accogliere utenti diversi, generare tensioni, coagulare relazioni sociali. Da qui la scelta di “3dC” come logo identificativo del progetto.
3dC oltre ad essere l’assonanza fonetica di “Tredici”, è anche l’acronimo che contraddistingue lo slogan “three-dimensional community”, perfetta sintesi degli intenti e degli obiettivi progettuali.
Le linee guida del progetto conducono, dunque, in due direzioni: da una parte sono state individuate risposte puntuali alle esigenze espresse dal programma, dall’altra vi è stato il tentativo di generare interferenze tra l’ambito dell’edificio e quello urbano.
Il progetto propone un equilibrio diverso rispetto alla fisicità monolitica degli edifici circostanti.
La rigida separazione vuoto/pieno ed interno/esterno viene parzialmente negata: il lungo fronte dell’edificio viene trasformato da elemento di separazione ad interfaccia sensibile e permeabile.
Il progetto punta sulla valorizzazione degli spazi di transizione tra “dentro” e “fuori”, tra ambito di lavoro e spazio pubblico.
L’obiettivo di fondo è che ad una diluizione della densità fisica corrisponda un’intensificazione della densità sociale e sensibile.
Questa propensione urbana, così come il principio di variazione che caratterizza l’architettura dell’edificio, consente di ampliare il concetto di sostenibilità che non si sostanzia solo nelle scelte dei materiali o impiantistiche.
L’edificio è sostenibile anche e soprattutto per la sua capacità di generare qualità della vita e benessere.

Il progetto architettonico.
L’edificio si estende su buona parte del lotto, mantiene l’allineamento previsto dal piano di lottizzazione e consiste in un livello interrato, un piano terra e quattro piani soprastanti.
In termini volumetrici l’idea di progetto si esprime in una struttura rigida in cemento contenente una successione di volumi di dimensione variabile sui vari livelli. La traslazione di alcuni volumi genera degli aggetti sul fronte sud e delle rientranze sul lato opposto; in senso longitudinale il progetto introduce anche delle discontinuità tra alcuni volumi.
L’effetto complessivo è di un organismo in cui il vuoto si insinua e “si fa spazio”, generando alle diverse quote una ricca articolazione di spazi esterni ed interni. Da un punto di vista funzionale nei primi due livelli a tali “smagliature” potranno corrispondere spazi “altri”, liberi da programmi predefiniti e a valenza urbana.
L’impostazione volumetrica del progetto risulta particolarmente rafforzata dalla scelta dei materiali.
La matericità della struttura in cemento, infatti, è contrastata dal rivestimento dei volumi in vetro U-glass di colore bianco che si sovrappone a pareti e a finestre.
Questo materiale, qui utilizzato nella versione extrachiara ad effetto sabbiato, appartiene alla tradizione dell’architettura industriale e presenta una superficie che reagisce in modo omogeneo alla luce conferendo leggerezza ai volumi.
In corrispondenza delle aperture i profilati di vetro sono orientabili e hanno la funzione di brise-soleil. Questa soluzione consente di distribuire in modo uniforme le aperture minimizzando l’impatto delle finestre nel disegno delle facciate. Solo alcune grandi aperture risultano ritagliate nel pieno dei volumi senza che il rivestimento vi si sovrapponga.
Un discorso a parte merita il progetto del piano terra che risulta strettamente legato al progetto del suolo in quanto area pubblica liberamente accessibile. Nel livello di ingresso, ridotto e permeabile, spazi esterni e spazi interni sono separati da pareti vetrate in un forte rapporto di continuità percettiva.

Organizzazione degli spazi interni
La pianta stretta e allungata dell’edificio è organizzata simmetricamente rispetto al proprio asse trasversale in modo da favorire una possibile suddivisione del volume in due blocchi distinti di pari importanza.
L’area di ingresso al piano terra è un ampio spazio diffuso e multidirezionale, un luogo di passaggio e di incontro che può essere aperto alla città ed ospitare punti informativi o addirittura propaggini di altre realtà presenti sull’area, come ad esempio lo spazio Hangar o il Multisala del Bicocca Village. Verso i due estremi il livello d’ingresso si “specializza” accogliendo una piccola sala convegni da una parte e un ampio bar dall’altra.
Il bar rappresenta anche un ambito di ingresso agli uffici, alternativo a quello principale. Nel bar, infatti, è collocato uno degli ascensori, che potrà essere utilizzato dal personale interno per raggiungere i vari livelli dell’edificio.
Al primo piano, sullo stesso lato dell’edificio, è previsto un altro spazio di intermediazione con la città, libero da programmi predefiniti: potrebbe ospitare un’attività commerciale, una galleria d’arte, la prosecuzione del bar o potrebbe diventare uno spazio di rappresentanza degli uffici…
Sempre al primo piano è previsto, sul lato opposto dell’edificio, un collegamento in quota con la copertura dei parcheggi a raso. Si tratta, anche in questo caso, di uno spazio ibrido utilizzabile ad esempio come area di gioco.
Le aree di lavoro distribuite sui vari piani, grazie all’ uniforme distribuzione delle finestre, possono essere lasciate ad open space o suddivise in ambienti distinti.
Il layout delle piante si organizza intorno ad un sistema di presenze che scandisce l’organizzazione delle postazioni di lavoro: la maglia strutturale, i blocchi dei collegamenti verticali e quello dei servizi.
A questo sistema modulare si sovrappongono, nei diversi livelli, variazioni planimetriche come conseguenza dell’articolazione volumetrica del progetto.
Il vuoto tra i volumi genera un sistema di spazi esterni, ballatoi o piccoli patii, in forte rapporto visivo e funzionale con gli interni. Si tratta di proiezioni all’aperto delle aree di lavoro che dinamizzano gli uffici e possono essere interpretati liberamente da chi occuperà l’edificio.
In corrispondenza di tali discontinuità il layout interno potrà facilmente accogliere spazi “altri” rispetto alle postazioni operative: zone di attesa, punti ristoro, sale riunioni, emeroteche o aree di varia consultazione …

L’esperienza dello spazio
La complessa articolazione dell’edificio propone, all’interno, un’esperienza spaziale in grado di generare coinvolgimento emotivo: la percezione non è quella di un’unica prospettiva che si sviluppa invariata per circa 100 metri ma di uno spazio che si dilata e che si contrae, che offre scorci imprevisti, che alterna aperture verso l’esterno a spazi raccolti e contenuti.
Tale esperienza spaziale, unitamente alla modulazione della luce e al rapporto visivo con l’esterno, rende stimolante il percorso nell’edificio.
L’articolazione degli spazi interni ed esterni consente, inoltre, la compresenza di molteplici sottocircuiti all’interno di un unico palinsesto. Il variare dello spazio può essere declinato e interpretato liberamente, può generare gerarchie mutevoli tra i luoghi favorendo, in chi li vive, l’orientamento, il senso di identità, il gusto della scoperta.