MOLTISOLITUDINE, FIRENZE
STAZIONE LEOPOLDA



organizzazione: Image
mostra: Intimacy, Deep Inside
progetto: Dap studio, A.polis
cronologia: 2003 
Moltisolitudine è il progetto che DAP studio e A.polis hanno presentato all’interno della mostra “Deep Inside” organizzata alla Stazione Leopolda di Firenze nell’ambito del 7° Festival Internazionale di Architettura in Video, BEYOND MEDIA 03; pubblicato in INTIMACY (catalogo del 7° Festival, Mandragora 2004).
Il padiglione è un volume di vetro rosso, delimitato lateralmente da due quinte retroilluminate su cui è riprodotta l’immagine di un bosco.
E’ stato realizzato utilizzando vetro stratificato con pellicole colorate sul soffitto, a terra e nella parete di fondo.
Il padiglione risulta illuminato dall’esterno verso l’interno in modo da far filtrare la luce in modo diffuso e morbido attraverso il vetro e i pannelli stampati.
Internamente, lungo il percorso, si intercettano a distanza regolare due diaframmi in materiale semi-trasparente che riproducono gruppi di persone a scala reale.
Tali diaframmi sono caratterizzati da tagli che consentono ai visitatori di attraversare e superare i diaframmi stessi e, dunque, la folla.
Alla conclusione del percorso è collocata, sulla parete di fondo, una parete specchiata.
Il percorso intende suggerire l’idea di uno spazio astratto in cui ci si allontana progressivamente dagli altri per raggiungere una dimensione di totale intimità e isolamento.
Lo specchio, al termine dell’esperienza, rimanda l’immagine riflessa di chi, dopo aver superato i muri di folla posti lungo il cammino, si trova solo di fronte a sé stesso.
Hanno contribuito alla realizzazione dell’allestimento le aziende “Solutia” e “Telmotor”.

“Ci immergiamo nella folla, presenze vicine ci urtano, ci spingono, si accalcano indifferenti intorno a noi. Il muro della gente che si muove intorno è il muro contro cui rimbalzano le nostre identità confuse.
Lasciamo la folla alle nostre spalle e un’unica immagine indistinta, la nostra, cammina verso di noi.
Ci muoviamo disorientati all’interno di questa nuova dimensione conquistata: lo spazio della separazione è un giardino di cui avere cura e da scoprire con gli occhi chiusi.”