SEDE FERRETTI INTERNATIONAL
DALMINE



committente: Ferretti International
progetto: Dap studio
strutture: GB. Scolari
impianti: Omini
cronologia: 2001, ampliamento 2006 
Questo intervento è inserito in un contesto tipico di molte città europee: tra città storica e la città moderna estesa (lottizzazioni, grandi impianti industriali) esiste una fascia intermedia, ormai consolidata, che rappresenta una sorta di "città nella città".
Questo tipo di contesto è spesso indifferenziato e caratterizzato da insediamenti produttivi e da edifici per uffici di bassa qualità architettonica: il nostro impegno, con questo progetto, è stato quello di creare una nuova tensione architettonica all’interno di tale ‘paesaggio’.
L'edificio è collocato a Dalmine, una città molto industrializzata tra Milano e Bergamo: le acciaierie Dalmine hanno creato la città attraverso gli anni e all'interno dei loro spazi industriali dismessi stanno nascendo un polo universitario e un polo tecnologico.
Il progetto si colloca in quello che è il vero cuore della città, un cuore molto diverso da quello della maggior parte delle città storiche italiane, un cuore 'industriale' in profonda trasformazione.
Il compito dell'architettura è quello di rafforzare l'identità di questi luoghi per adattarli alla trasformazione in atto.
La realizzazione ha richiesto un totale ripensamento di una preesistenza che è stata sopraelevata e completamente trasformata.
L’intervento è stato impostato sulla progettazione del ‘vuoto’ intorno all’edificio: la relazione con il contesto è stata creata interrompendo l'omogeneità del paesaggio industriale circostante.
L'edificio originario, di recente edificazione, era costituito da una zona a uffici e un capannone retrostante: quest'ultimo non è stato modificato mentre si è intervenuti sul volume uffici per ampliarlo e adattarlo alle esigenze funzionali e di immagine della società Ferretti International.
Il progetto ha previsto l'eliminazione di un volume triangolare in aggetto al primo piano e il rivestimento di parte delle vecchie facciate con un rivestimento in vetro opalino, al fine di regolarizzare la notevole complessità architettonica che caratterizzava l'edificio preesistente.
Le finestre, i balconi e altre connotazioni funzionali sono stati inseriti mimeticamente all'interno della nuova architettura che il progetto ha generato.
Il risultato che si è voluto raggiungere è quello di una composizione scultorea dove l’uso di materiali diversi si unisce a una ricerca di texture che si combinano a creare una composizione di pieni e di vuoti: superfici in vetro opalino, un volume in doghe di legno aggettante nei due piani intermedi, cemento nella parte superiore…
Le doghe in legno, distanziate tra loro, hanno una funzione frangisole in corrispondenza del retrostante balcone e creano percettivamente la sensazione di un volume, mentre diventano rivestimento continuo di facciata sul lato che fiancheggia il vano scale.
Il volume all'ultimo piano è, invece, un 'pieno' in cemento che appare 'sospeso' rispetto a quello in vetro sottostante: si tratta dell'ultimo livello, destinato agli uffici direzionali che sono illuminati principalmente da ampi lucernari.
Un ascensore panoramico in acciaio e vetro trasparente è stato collocato esternamente al perimetro della palazzina.
Ad una quota ancora superiore, la copertura in lamelle forate di alluminio si sovrappone alla composizione dei volumi quale elemento unificante e segnalatore rispetto alla strada.
La sistemazione esterna è stata organizzata in modo da avere due ingressi dalla strada: uno carrabile e destinato al negozio, l'altro pedonale riservato agli uffici.
In corrispondenza di quest'ultimo è stato realizzato un percorso in doghe di legno segnato lateralmente da una vasca d'acqua e da un sistema di muri bassi che conducono visivamente alla zona ascensore e ingresso all’edificio.